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Autore: Manifattura francese o italiana (Napoli?) ( - ) Lama di fabbricazione orientale (?) ( - )

Sciabola “alla turca” con fodero

Datazione

prima metà sec. XIX

Tipo

Oggettistica Varia

Inventario

1584

Vecchio Inventario

258

Materiale

acciaio, legno, pelle, velluto and madreperla, bronzo gettato, cesellato e dorato

Descrizione

La sciabola “alla turca” o “all’orientale” ha fornimento apparentemente in due pezzi. L’impugnatura è a pistola con guance in madreperla e spessori in bronzo cesellato e dorato a motivi fitomorfi; la guardia è a croce, con alette fermafodero alla crocera, appuntate alle estermità; i bracci di guardia e di parata terminano a testa d’aquila. La crociera reca al centro una croce più stefaniana che maltese. L’impugnatura termina a riccio, con foro destinato ad accogliere il cappio del cordone con nodo scorrevole della dragona in filo d’argento terminato da un fiocco rigido.


La lama a un filo, adatta anche al combattimento, è in damasco (forse orientale), con dorso piatto, punta sul dorso e ampi sgusci laterali; è incisa all’acquaforte e ripresa a cesello con figurazioni fitomorfe e allegoriche (lune crescenti, stelle, trofei militari, segni cabalistici), azzurrata e campita in oro. Il fodero in legno, rivestito internamente in pelle, è inserito in un falsofodero in velluto rosso, con cappa, fascetta e puntale in bronzo lavorato a motivi fitomorfi ripresi a cesello e dorati.

Misure

cm 90,1 x 11,8 x 3
fodero cm 80,2 x 6,8 x 3

Stato Conservazione

Buono; l’impugnatura in madreperla presenta una piccola lacuna.

Osservazioni

E’ senz’altro da rigettare la notizia che vorrebbe la sciabola di fabbricazione egiziana e donata a Napoleone da Mohammed Bey. La natura aniconica dell’arte islamica contrasta infatti con le figurazioni zoomorfe del fornimento; tanto meno conciliabile con l’origine egiziana è l’ornamento in forma di croce. La struttura dell’oggetto lo riconduce invece a una manifattura europea, francese o, forse, napoletana; è noto infatti come dopo la Campagna d’Egitto si fosse diffusa in Europa una produzione “all’orientale”, anche in conseguenza dei molti prototipi originali introdotti dagli ufficiali francesi. Questa tipologia si diffuse in Occidente solo tra gli alti gradi, e la stessa presenza della fragile madreperla ne svela la destinazione ad arma da cerimonia, da parata di rappresentanza o di corte. Anche le lune crescenti accompagnate da stelle caratterizzano molte lame europee “alla turca” fabbricate tra la metà del XVIII e quella del XIX secolo; i trofei di bandiere che ornano la lama presentano inoltre punti in comune con la decorazione comunemente riscontrabile su lame di pregio da ufficiali del Granducato di Toscana. Se effettivamente poi la croce fosse stefaniana l’arma potrebbe essere appartenuta a qualche alto grado del Sacro Militare Navale Ordine di Santo Stefano (expertise di Cesare Calamandrei – 19/05/2004 e prot. n. 231/03).
Non si può comunque escludere che una lama orientale portata in Europa dopo la campagna d’Egitto sia stata decorata e montata su un nuovo fornimento da un armaiolo occidentale.
Secondo una tradizione che non è stato possibile verificare, l’arma appartenne a Napoleone; è tuttavia improbabile, sulla base di quanto fin qui detto, che egli possa effettivamente averla impiegata, come vuole la suddetta tradizione, durante la battaglia del Monte Tabor, il 16 aprile 1799, quando con tremila soldati accorse in aiuto al generale Kléber, da ore impegnato a contrastare, con meno di mille uomini, trentamila tra cavalieri e fanti turchi.
Sappiamo inoltre, per gentile segnalazione della conservatrice del Louvre Anne Dion, che la sciabola utilizzata da Napoleone nella battaglia del Tabor recava un’iscrizione commemorativa incisa da Biennais, per la quale questi fu pagato 162,50 franchi, come si deduce dalla fattura proveniente dagli archivi del gran ciambellano e conservata al Musée du Louvre (prot. n. 251/03). Di tale iscrizione non vi è traccia sull’arma conservata in Museo.
L’impugnatura a pistola permetteva alla mano di mantenere una presa sicura, quasi “incastrando” la mano nel fornimento.

Acquisizione

In archivio si conserva una minuta di lettera del settembre 1953 relativa all’acquisto dell’opera, che sarebbe stata comprata da Glauco Lombardi insieme ai pezzi inv. n. 1551, n. 1558 e n. 29 da un privato (eredi di Giovanni Sanvitale e Amelia Pagani?) di

Collocazione

Salone; tavolo bacheca 2

Note Bibliografiche

V. DE GREGORIO (a cura di), “Napoleone e l’Italia. Mostra d’arte figurativa e documenti nel bicentenario della nascita di Napoleone” (catalogo della mostra), Roma, Istituto Grafico Tiberino 1969, p. 44.
G. GODI G. CARRARA, “Fondazione Museo Glauco Lombardi”, Parma, Step 1984 (1994), p. 42.
M. PELLEGRI, “Il museo Glauco Lombardi”, Parma, Battei 1984, p. 116.
“Museo Glauco Lombardi”, Milano, TCI 2003, p. 50.
F. SANDRINI, “Glauco Lombardi e il suo museo”, in “Aurea Parma” anno XC, fasc. III, Parma 2006, pp. 301-324: p. 311.
F. SANDRINI, “I gioielli di Maria Luigia”, Parma, MUP 2009, p. 183.

Esposizione

Portoferraio, Galleria Demidoff, “Napoleone e l’Italia”, maggio-settembre 1969